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#34/10 - Juan GELMAN

LA NUBE

Il sopravvissuto si sdraia
e aspetta la propria assenza. Come
passa dalla paura a trattare con la paura? È
senza discendenti, nemmeno
un passerotto grigio.
Parlerà, senza dubbio, del suo dolore
come di un paesaggio obliquo. Nessuno
passò né passa di lì. Un’ancora
lo tiene fisso all’orrore
che alza le mani e tace
come una nube.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 271]

2 anni fa

Dicembre 19, 2010
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#34/9 - Juan GELMAN

IL CANE

La poesia non chiede da mangiare. Mangia
i poveri piatti che
gente senza vergogna né pudore
le serve a notte fonda.
La parola divina non esiste più. Cosa può
mai fare la poesia, se non
accontentarsi di quel che le danno?
Più tardi ululerà laggiù
senza risposta, sarà
un altro cane sperduto
nella città impietosa.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 251]

2 anni fa

Dicembre 19, 2010
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#34/8 - Juan GELMAN

TI DICO, MARA

Cancellato dal mondo reale, ubriaco
di questo crepuscolo che canta
altrove e l’angelus passa
a cavallo di una campana.
Il cielo muore insanguinato e
non vedo nessuno, niente, solo
il fuoco ardente di quando
un airone cinerino
si levò nel tuo bianco sguardo.
Bruciava gli ieri,
la spazzatura che il tempo deposita.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 237]

2 anni fa

Dicembre 19, 2010
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#34/7 - Juan GELMAN

IL PAGAMENTO

Scrive e si espelle da se stesso. Allora sono possibili sogni che non sognò e tutto ciò che abita il suo vuoto: mostri, angeli, creature che non lo riconoscono e lui non potrà toccare con le mani tagliate.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 223]

2 anni fa

Dicembre 19, 2010
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#34/6 - Juan GELMAN

IL ROSPO

Colui che dilata l’estate
fra sé e sé, perde
ciò che non ebbe. Un paesaggio nuovo
gli indica altri esili.
Il giorno che passa, la
crescita del mostro mondiale,
gli mettono una corda al collo.
Lui insiste nella sua irrealtà
con un rospo in mano.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 201]

2 anni fa

Dicembre 19, 2010
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#34/5 - Juan GELMAN

IL QUADERNO (a Juan Bañuelos)

Coloro che dicono di scrivere versi
meglio degli dei, non saranno
castigati come Niobe, che tesseva
meglio delle dee e osò
dirlo e le uccisero
i figli e la
tramutarono in pietra. No. Oggi
a quei poeti daranno
onorificenze, posti di prestigio, li
nomineranno ambasciatori e
pietrificheranno il loro respiro.
La parola è stufa marcia di bugie
e approva la decisione. Ne
ha abbastanza di se stessa, e di
domandarsi cos’è, chi è,
di non sapere se parla fra
l’essere e la finzione di esserci, mentre
scrive su un quaderno
dove nulla è detto.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 199]

2 anni fa

Dicembre 19, 2010
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#34/4 - Juan GELMAN

LUNA

Scrive perché
la vita lo scrive e crede
di scrivere di
quel che essa non sa: l’autunno
maestro dell’attesa,
il dolore di aver provato dolore,
l’uccello che vola
nell’ora presente per
trasformarla in passato.
Le immagini compongono il mondo
e il sole che indora la città
sembra farina calda
che diventa pane nella mia stanza.
Essere uno è non avere niente.
Cade il tramonto sopra
la parola che galleggia sul visibile
come una luna.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 147]

2 anni fa

Dicembre 9, 2010
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#34/3 - Juan GELMAN

O NO?

I militari chiamavano El Vesubio
un campo di concentramento situato
a pochi metri dall’autostrada General Richieri.
Lo battezzarono così per via
della colonna di fumo nero che
si levava dai compagni mescolati
al rogo di pneumatici. Loro
che erano stati lieti
uccidevano la letizia del cielo. Le bestie
disorganizzano i misteri e creano
il mistero dell’iniquità.
Ci sono momenti in cui la vita è
una bruma nella quale non si può navigare.
Lo schianto del cuore cade nella sera come
un uccello dimentico del volo.
Quel non essere assomiglia alla notte
che mi piscia l’anima.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 107]

2 anni fa

Dicembre 9, 2010
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#34/2 - Juan GELMAN

SAPERE

La poesia nuota in un ventre e splende.
Non sa chi è finché
non la trascinano di qua, dove
sicuramente morirà
alle intemperie delle bestie.
Mi piacerebbe capirle le bestie per
capire la mia bestia. La
realtà fa ansimare con gemiti d’animale,
Che grazia è mai derivata dal suo respirare?
Nessuna che non fosse perduta.
Sotto la soavità crepita il sospetto.
Fra queste mani.

[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 85]

2 anni fa

Dicembre 9, 2010
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#34 - Juan GELMAN

NOBILTÀ

La poesia è pallida e nobile.
Non cambia niente, non incurva colline, non
dà un solo frutto rosso, non
fa il rumore di chi strappa
un pezzo di pane per offrire
un pezzo di pane.
Si rannicchia in un angolo e
non si lamenta.
Vive in tutto ciò che si innalza
all’aria e dal nascere.
Non chiede nemmeno una visita.
Le basta quel che non è successo.

[da Nel rovescio del mondo, Novara: Interlinea, 2003, p. 11]

2 anni fa

Dicembre 1, 2010