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#65/2 - Giovanna BEMPORAD

ALLA PRIMAVERA

Nelle mie vene, un tempo ebbre di vita,
batte con ritmo languido il risveglio
di primavera e accende il sentimento
in chi non vuole più se non amare
la cecità del pianto. Lunga o breve
tragica è questa favola che bella
sembrava al tempo in cui l’ineluttabile
certezza non aveva ancora offeso
l’ingenuità dei nostri cuori, illusi
di essere eterni. Eppure mi sorprendo
talvolta a intenerirmi quando un giglio
spunta a piè d’una quercia, o nel giardino
il mandorlo è fiorito. E una dolcezza
di memorie distende il mio dolore,
già creduto incurabile, in un riso.
Poi, quando il giorno muore nella notte,
si fa nera ogni cosa, accoglie e fonde
l’anima curva sotto il suo destino
questo fluire in lei di tante vite.


[da Esercizi vecchi e nuovi, Roma: Luca Sossella, 2011, p. 109]

4 mesi fa

Dicembre 30, 2011
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#65/1 - Giovanna BEMPORAD

L’OSSESSIONE

Se all’indulgente luce meridiana
la mia stanchezza espongo, se il mio capo
sonoro d’inni appoggio alla carezza
di un vento blando, abbattuta su questo
tavolo d’osteria, nel cerchio d’ombra
di un largo ippocastano, quale odioso
demone in me risveglia l’ossessione
che il mio viso riflesso nel boccale
fa tremare, e il suo liquido compagno?
Guardo gelarsi le più calde stille
di gioventù nei miei occhi di smalto,
guardo con gli occhi appostati nell’ombra
della follia seccarsi le più ricche
stille di gioia sul mio viso arato
dal tuo piede d’avorio, arida morte.


[da Esercizi vecchi e nuovi, Roma: Luca Sossella, 2011, p. 92]

4 mesi fa

Dicembre 30, 2011