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#39/6 - Gianfranco PALMERY

UN ALTRO È IO

Se mi svegliassi una mattina con un altro
corpo, un’altra faccia - non sarei un altro,
sarei quello lì e basta - come sono
questo qui che si osserva, sente il tono
della sua voce tutti i giorni e accetta
per abitudine la convenzione che fa
di un’abitudine la sua identità,
in se stesso misurandone la stretta;
avrei la personale cecità
della mia storia, il suo buio logorio:
come adesso l’ossessa in tedio e rabbia
lucidità che mi acceca. Ogni io
è una ferita una condanna una macchia:
questa è la sua universalità.

[da L’io non esiste, Roma: Il Labirinto, 2003]

2 anni fa

Gennaio 24, 2011
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#39/5 - Gianfranco PALMERY

Io sono io come uno che siede
sulla poltrona di un altro e gli somiglia
in peggio senza saperlo - vagamente
ne sa la storia: il designato erede,
o forse solo l’unico parente
rimasto - uno che subentra a ciglia
asciutte, estraneo a tutto quello che vede;
io sono io che non è, che non sente,
e diviso da me ho preso il mio
posto, unito all’altro dal nome dell’ente
che divide, la sillaba atomica: io -
questo mi lega al mio predecessore,
un corpo una casa: indebitamente
ora consumo le sue ore.

[da L’io non esiste, Roma: Il Labirinto, 2003]

2 anni fa

Gennaio 24, 2011
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#39/4 - Gianfranco PALMERY

Ma chi ti tiene in casa, chi ti ha arrestato
e costringe tra queste quattro mura: l’angelo
guardiano come una madre agitata
che mette il figlio perché niente gli accada
sotto chiave? o il diavolo che per ognuno
vuol ricreare - è il suo genio - il chiuso
dell’inferno? Ma via, dillo, nessuno,
e neppure il rifiuto del mondo, il suo orrore
minimo e quotidiano: solo un eccesso
sperimentale, un abuso: l’ossessione
di rendere l’osservatore il suo oggetto,
come fare di te stesso il tuo blasone:
un animale araldico arrestato
sulle due zampe - e così raffigurato.

[da L’io non esiste, Roma: Il Labirinto, 2003]

2 anni fa

Gennaio 24, 2011
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#39/3 - Gianfranco PALMERY

Tra una poesia e l’altra si distende
la prosa dei giorni - il prigioniero
andrivieni tra le stanze in sonnolente
cerimonie consumato, nello zelo
vano del quotidiano: quello che resta
fuori dalle poesie, segreto, come
mettere il latte a bollire e aperta
la credenza disporre per la colazione
sul tavolo il pane tagliato nel piatto,
il cucchiaio il coltello la tazza
per il latte, aprire il barattolo
del miele, il burro, lentamente spalmando
il pane - ed ecco, accolta la gatta
sulle gambe, si comincia, sbriciolando.

[da L’io non esiste, Roma: Il Labirinto, 2003]

2 anni fa

Gennaio 24, 2011
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#39/2 - Gianfranco PALMERY

Mettitelo in testa: niente cambierà;
quello che hai atteso, attendi, non accadrà
mai: l’attesa è tempo già speso: oggi
come ieri, come mai - e così sarà
per sempre; un tempo immutabile, sempre
uguale a se stesso, e in questo sei immerso:
è la tua acqua, il tuo riflesso, sei
tu stesso che succedi a te stesso - ed ecco,
tutto è già successo: ti tirerà
fuori ti ha già tirato chi ti ha messo
alle strette; e dunque non stremarti come
l’eroe che a pagina settantasette
ancora si muove si agita e non sa
che esiste la pagina del suo decesso.

[da L’io non esiste, Roma: Il Labirinto, 2003]

2 anni fa

Gennaio 24, 2011
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#39 - Gianfranco PALMERY

DOPO LA TEMPESTA

Spogliato ti spegnerai del dispotico
potere della poesia: deposta la bacchetta
magica come Prospero, lo scettro
della sua regalità invisibile, di esiliato,
usurpato, per le sue aeree prodezze alla fine
placato, senza più incanti e incandescenti brame
di rivalsa - ti risveglierai umano all’umile
epilogo arrivato, pregando assolto
di lasciarti partire poi che i tuoi stessi
artifici e incantesimi avrai sciolto,
sapendo il dono reso il nuovo dono;
e dunque qui incidi l’enigmatica
sentenza che non sarà intesa,
la divaricata divisa, l’impresa
che predica: “Ho desideri diversi dai miei”.
Poi comporrai la perdita e il perdono.

[da Il versipelle, Roma: Edizioni della cometa, 1992]

2 anni fa

Gennaio 24, 2011