#15/2 - Sylvia PLATH
DUE INNAMORATI E UN VAGABONDO
presso il mare vero
Fredda e definitiva, la fantasia
chiude la sua dimora estiva favolosa, mette le imposte
alle vedute azzurre; la nostra bella vacanza
scema nella clessidra.
I pensieri che trovarono un intrico di capelli di sirena
nel ritirarsi verde della marea
ora ripiegano le ali come pipistrelli e scompaiono
nella soffitta del cranio.
Noi non siamo ciò che potremmo essere; ciò che siamo
mette fuori legge ogni estrapolazione
al di là dell’intervallo dell’adesso e del qui:
le balene bianche se ne sono andate con il bianco oceano.
Un vagabondo solitario sulla spiaggia, accovacciato tra i relitti
di caleidoscopiche conchiglie,
con uno stecco fruga in una venere infranta
sotto una tenda di gabbiani irridenti.
Il mare non trasforma l’osso affondato
che ridacchia nel risucchio dell’onda,
la mente come un’ostrica lavora,
ma un granello di sabbia è tutto ciò che abbiamo.
L’acqua scorrerà sempre come deve; il vero sole
scrupolosamente sorgerà e calerà;
nessun omino vive sulla luna esigente
e così è, così è, così è.
[da Opere, a cura di Anna Ravano, Milano: Mondadori, 2002].