#67 - Derek WALCOTT
PRELUDIO
Io, a gambe inrociate lungo il giorno, osservo
i pugni variegati delle nubi che si assembrano
sui tratti rudi di questa mia isola prona.
Intanto piroscafi che dividono orizzonti ci rivelano
perduti:
trovàti solo
in opuscoli turistici, dietro fervidi binocoli;
trovàti nei riflessi azzurri di occhi
che hanno visto le città e qui ci credono felici.
Il tempo striscia sul paziente che è paziente troppo a lungo.
Quindi io, che ho scelto,
scopro che la mia adolescenza ha avuto fine.
E la mia vita, troppo precoce per la sigaretta profonda,
la maniglia girata, il coltello che rigira
nelle budella delle ore, non deve essere svelata
finché saprò soffrire
in giambici accurati.
Passo, certo, per tutti gli atti separati,
faccio delle situazioni una vacanza,
mi aggiusto la cravatta e atteggio la mascella,
e annoto le vive immagini
di carne che passeggiano nell’occhio.
Finché da tutto non mi volto per pensare come,
nel mezzo del cammin della mia vita,
oh come m’è accaduto di incontrarti, mio
riluttante leopardo dagli occhi lenti.
1948
[ traduzione di Matteo Campagnoli. Da Un secolo di poesia, vol. 4, Milano: Il Corriere della Sera - RCS Libri, 2012, p. 15]