Se sapessi qualcosa della bellezza
qualcosa che non si disfa che abbia
pienezza e il turgore del fiore sbocciato
che abbia una cima che fruscia
e il mattiniero canto dell’usignolo
se sapessi qualcosa della bellezza
impasterei questa mia carne come creta
e le darei sostanza eterna e forma
che non si disfa attorno alla corsa tonda
delle lancette e del dolore che la torce
se sapessi qualcosa della bellezza
con queste mani monderei il mondo
dall’ortica e dal loglio e dai mortai
e chiamerei a festa le creature
a festa quotidiana senza preghiere
senza piegare le ginocchia- a mani
libere di gioia e di abbracci d’amore.
Se sapessi qualcosa della bellezza
sarei altro da questa miseria storta
e dolorante.