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...mo' me lo segno!

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#13/1 - Anna VENTURA

TUTTI SAREMO INTERROGATI

Forse non è una colpa 
essere nati in un paese in cui 
l’inverno è lungo, la primavera 
ha spallette di glicini 
su muri screpolati. L’orgoglio 
e il pregiudizio consigliano di dire 
che non è amore, è solo 
un capriccio della fantasia, 
un’emozione incontrollata. Eppure 
è dolore questa cosa che sta nascosta 
dietro i grappoli viola, 
dietro il fogliame verde 
che sfonda il grigio delle pietre. 
Questo per San Giovanni della Croce, perché 
- dice lui - 
tutti saremo interrogati sull’amore.

[da Nostra Dea, Firenze: Esuvia, 2001].

7 months ago

April 13, 2009
quote
Le persone non hanno successo nell’attività letteraria per poi essere ammessi in società, ma si fanno ammettere in società per avere successo nel mondo letterario.
George Gissing, da New Grub Street, Fazi, ISBN 9788881126170. Correva l’anno 1891!!
Scoperto qui.

9 months ago

February 19, 2009
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#12/1 - Erri DE LUCA

CONSIGLIO

Fai come il lanciatore di coltelli, che tira intorno al corpo.
Scrivi di amore senza nominarlo, la precisione sta
nell’evitare.
Distràiti dal vocabolo solenne, già abbuffato,
punta al bordo, costeggia,
il lanciatore di coltelli tocca da lontano,
l’errore è di raggiungere il bersaglio, la grazia è di
mancarlo.

[da L’ospite incallito, Torino: Einaudi, 2008, ISBN 9788806192617].

9 months ago

February 16, 2009
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#11/1 - Cinzia BOCCAMAIELLO

HO PENSATO CHE FORSE

ero cara agli dei
la notte che la lucciola volò
sul davanzale della mia finestra,
e vi rimase a lungo, a consolarmi
di una malinconia senza motivo.

[dalla plaquette Altre maternità, seconda classificata al Premio Lerici Pea 2008].

1 year ago

November 2, 2008
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#10/1 - ADONIS

TI BASTA VEDERE (Voci)

Ti basta vedere
ti basta morire da lontano
abbracciare la posterità.

Non v’è silenzio nei tuoi occhi non v’è discorso
come se tu fossi vapore
la tua pelle cade in un luogo
e tu in un altro.

Ti basta vivere nel labirinto,
sconfitto, muto come un chiodo
non scorgerai Iddio in alcun fronte
ti basta, o Mihyàr,
mantenere il segreto che lo ha cancellato.

Ti basta vedere
ti basta morire da lontano.

[dai Canti di Mihyàr il damasceno (1963), anche nell’antologia Memoria del vento, Milano 2002].

1 year ago

November 2, 2008
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#9/1 - Liliana UGOLINI


L’OSPITE

Entrato per caso tra i vivi,
il mondo già fatto,
le regole scritte,
le leggi già dette, da tempo.
Limpido parla l’essere nuovo.
Dolce colpisce nel muro dei simili
che un suono distorto gli rende.
Come pilastri fissati, innumerevoli
menti lo aggirano.
Il suo pensare nasconde ed ascolta:
sfaccettature di sentimenti
plasmati ad opere degne,
cozzano in spigoli nuovi, da sempre.
Chiusi rintronano muri con muri
e sfociano in rivoli d’odio.
Cammina attonito l’essere nuovo
in dedali ottusi e, dell’umano
costrutto, d’essere ospite accetta.
Cauto si muove aggirando quel muro,
stupito sosta di fronte a una pietra.
Lieve lo spigolo acuto accarezza,
curioso guarda il passaggio
d’una fiumana… Essere nuovo tra simili,
perfetto ospite, per l’arco di vita
del globo assurdo, troppo dolore
ha compreso, per essere un uomo.

[dalla silloge autoprodotta Il punto (1980), oggi in parte presente nell’antologica a cura di Sandro Gros-Pietro, Liliana Ugolini. Poesia teatro e raffigurazione del mondo, Torino 2005].

1 year ago

November 2, 2008
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INTERMEZZO - Dino BUZZATI

Da quando è proibita la poesia, certamente la vita è assai più semplice da noi. Non più quella rilassatezza d’animo, né quelle morbose eccitazioni, né l’indulgenza ai ricordi, così insidiosi per l’interesse collettivo. La produttività, ecco la sola cosa che veramente conti, e davvero non si riesce a concepire come per millenni l’umanità abbia ignorato questa verità fondamentale.
Entro i limiti consentiti restano, come si sa, alcuni inni incitanti per l’appunto alle grandi opere di profitto nazionale, inni passati al vaglio della nostra benemerita censura. Ma si possono dire poesia? No, per fortuna. Essi fortificano l’animo del lavoratore senza aprire il varco alle peccaminose intemperanze della fantasia. Possono esservi da noi, per fare un tipico esempio, dei cuori afflitti dalle cosiddette pene d’amore? Si può ammettere che nel nostro mondo, consacrato alle opere concrete, lo spirito si perda in esaltazioni prive, come ognuno deve riconoscere, di qualsiasi utilità pratica?
Certo, senza un governo forte non si sarebbe potuta statuire una bonifica di così vasta portata. E tale è appunto il governo presieduto dall’onorevole Nizzardi. Forte e democratico, si intende. La democrazia non impedisce di usare, qualora sia necessario, pugno di ferro, ci mancherebbe altro. In praticolare, il più acceso propugnatore della legge che ha tolto di mezzo la poesia, è stato l’onorevole Walter Montichiari, ministro del Progresso. Egli in realtà si è limitato a farsi interprete della stessa volontà del paese, ha agito appunto su una linea squisitamente, se è consentita l’espressione, democratica. L’insofferenza della popolazione nei riguardi di quel pernicioso atteggiamento della psiche era da anni fin troppo manifesta. Non restava che codificarla con precise norme restrittive, il tutto a beneficio della collettività.
Poche leggi del resto portarono così insensibile disturbo alla vita del cittadino singolo. Chi leggeva più poesie? Chi ne scriveva più? L’obliterazione nelle biblioteche, pubbliche e private, dei volumi incriminabili, si è compiuta senza difficoltà di sorta, anzi: l’operazione è stata realizzata in un’aria di soddisfatta eccitazione, quasi ci si fosse liberati di una sgradevole zavorra, finalmente. Produrre, costruire, spingere sempre più su le curve dei diagrammi, potenziare industrie, commerci, sviluppare le indagini scientifiche rivolte all’incremento della efficienza nazionale, convogliare (che bella parola) sempre maggiori energie nella progressiva espansione dei traffici, questa semmai, o concittadini, può essere poesia. Tecnica, calcolo, concretezza merceologica, tonnellate, metri, mercuriali, valori del mercato, sano realismo delle manifestazioni artistiche (qualora siano ritenute indispensabili), evviva.

L’onorevole Walter Montichiari ha 46 anni, è abbastanza alto, bell’uomo nel complesso, lo sentite nella stanza accanto come ride? (Gli stanno raccontando come i paesani hanno dato la baia al vecchio poeta Osvaldo Cahn. «Ma io non scrivo più» gridava lo sciagurato; «giuro che da quindici anni non ne scrivo più. Io commercio in granaglie e basta». «Però le hai scritte ai tuoi bei tempi, porco» gli hanno risposto scaraventandolo, vestito di tutto punto, con cappello e bastone, nella vasca di un letamaio).


[Incipit di Era proibito, da Sessanta Racconti, Milano, Mondadori, 1958].

1 year ago

July 15, 2008
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#8/2 - Alessandra PAGANARDI

DISMISURA

È andata persa la misura
la razione paziente dell’amore.
I passi che s’incurvano al cantiere
dopo la strada del malto vecchio.

C’è un tram pari là fuori
e la via si fa campo, basilica,
parrocchia di granturco per la liturgia
d’estate fra i ragazzi all’oratorio.

Certo la città cambierà ancora
e ce ne accorgeremo a cose fatte.
l’albergo, un tempo casa d’appuntamenti,
è pienissimo a marzo per le fiere.

Si capisce sempre tutto dopo
e non si piange mai -
se non quando nessuno
ormai ci aspetta più.


[da Ospite che verrai, Novi Ligure, Joker Edizioni, 2007²]

1 year ago

March 16, 2008
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#8/1 - Alessandra PAGANARDI

POTEVAMO DIRE L’ASSENZA

Potevamo dire l’assenza
del ragno nel cunicolo,
la bara d’aria del macaone,
il rammendo ammiccante della forbice
sui filari saccheggiati

potevamo dire
l’aria molle del porto
il granello sciolto nella risacca
l’impronta dello scoglio sulla nube

siamo stati la traccia inamovibile
del rigo sul foglio
il rattrappirsi vano della neve
divelta dalla pala nel cortile

il semaforo non dissolve
spezza in due la risposta del colore -
non è danza lo scatto del burattino
non è respiro la molla franta in volo

qui lo sguardo si ferma:
essere fiore e pietra
fuori tempo -
maldestramente amare.


[da Ospite che verrai, Novi Ligure, Joker Edizioni, 2007²]

1 year ago

March 16, 2008