L’ETERNITÀ
L’ eternità è un concetto cupo
brutta copia dell’attimo che ancora
ci separa; se il nostro respiro
ostenta il sorgere della piena
luce in pieno giorno,
il tuo corpo senza fondo arresta
le mie mille vite slabbrate che
scorrono in te verso
l’eclisse totale del mondo.
[da Vernice, anno X n. 26, Torino: Genesi Editrice, 2004]
SONNET LXVI (esercizio di traduzione)
Tired with all these, for restful death I cry,
As to behold desert a beggar born,
And needy nothing trimm’d in jollity,
And purest faith unhappily forsworn,
And gilded honour shamefully misplaced,
And maiden virtue rudely strumpeted,
And right perfection wrongfully disgraced,
And strength by limping sway disablèd,
And art made tongue-tied by authority,
And folly doctor-like controlling skill,
And simple truth miscall’d simplicity,
And captive good attending captain ill:
Tired with all these, from these would I be gone,
Save that, to die, I leave my love alone.
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Stanco di tutto ciò, la quieta morte invoco:
di vedere il valore mendìco dalla nascita
e il più misero nulla ingioiellato a festa
e la fede sincera tristemente tradita
e l’onore più alto malriposto con scandalo
e la virtù virginea prostituita a forza
e il retto compimento reietto nell’errore
e l’azione frustrata da devianti zoppie
e l’arte imbavagliata dalla autorità
e la follia, ex cathedra, controllare il talento
e la verità nuda bollata semplicismo
e il bene prigioniero del male, suo signore.
Stanco di tutto ciò, ne prenderei congedo
se morire non fosse lasciar solo il mio amore.
note:
piccola premessa.
METRO – il pentametro giambico di S. presenta una densità immaginifica enorme che ho risolto ampliandolo in un doppio settenario, spesso tronco o sdrucciolo, tale da presentare una (pur propria, diversa dall’originale) spiccata musicalità.
V. 3 – needy nothing: nulla “bisognoso” nel senso di povero, ma povero qualitativamente in contrapposizione al desert del v. precedente che è per sua natura ricco: dunque si tratta di abiezione morale, un niente squallido, “misero”. Un “niente senza pane”, come si dice pittorescamente da noi.
V. 4 – intendo laicamente faith come fiducia (privata o pubblica), da qui preferisco tradurre acerimonialmente forsworn con “tradita” rispetto a “spergiurata” o “abiurata”.
V. 7 – intendo perfection in senso etimologico (perficio, porto a termine), e l’intero verso come riferimento alle conquiste, ai conseguimenti umani avversàti da visioni erronee, moralistiche, acritiche.
V. 8 – posto che quasi sicuramente strength è autorità, forza di governo (dunque “azione”) la difficoltà sta nel doppio significato di limping (“zoppicante” ma anche “floscio, impotente”) e sway (“oscillazione” ma anche “forza, potere”). Vedo in questo verso non tanto l’attenuazione del potere (già espressa, come vanificazione, da disablèd) in se stessa, ma soprattutto la sua malversazione. Dunque risolvo nel primo senso, con anastrofe morfologica, per entrambi i vocaboli, dove “devianti” enfatizza “oscillanti”, cioè eccentrici in rapporto al corso rettilineo della forza/azione.
[video]
CONSIGLI DI LETTURA
Leggi con gli occhi in orbita
filamentosi acquosi.
Leggi perché sei quello che sa farlo
(chi scrive è l’altro), leggi
perché non è il momento
di saper far di conto.
Leggi le scritte piccole, le clausole
capestro-vessatorie
ad alta voce a chiare
lettere minatorie.
Leggi
senza usare il leggio
dal libro della memoria
come faccio io.
Leggi le barre dei codici a barre.
Leggi arrotandoti tutte le erre.
Leggi, resta sul testo non ti astrarre.
Leggi perché se leggi non ti accorgi
ai lati della vista
della perdita d’occhio che non scorgi.
Leggi prima che con un tratto
di penna si scancelli tutto
quello che ti legge in faccia
perché ce l’hai scritto.
Fra le righe, nel vuoto,
leggi e rileggi lo spazio bianco
tra un verso e quello dopo.
Pratichi la lettura silenziosa
per non mettere bocca nella cosa
per non prendere parte come scusa
eviti la lettura rumorosa.
Leggi le guide della lonely planet
fino ai glossari per non partire,
leggi la vasta gamma delle contro
indicazioni invece di guarire,
leggi due righe prima di dormire
e i necrologi al posto di morire.
Leggi del manganello Tonfa
(che porta il nome del suo rumore)
in dotazione al nucleo antisommossa
speciale della celere di Roma
che può colpire due persone insieme
come una cosa sola.
Leggi e sputi la pelle
allucinogena del rospo in gola.
[da Calpestare l’oblio. Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, La Gru 2009 (link)]
si gravita sul peso dell’orrore
colato nei budelli della terra
e dove non esiste il tempo smuore
il pianto di tutte le galassie
ma le ceneri dei mondi sbriciolati
si versano in un punto a mulinelli
e nel gorgo ribollono le stelle
a grappoli rinasce l’universo
[da Calpestare l’oblio. Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, La Gru 2009 (link)]
LA MEMORIA DI UNA TERRA
Questa terra è pesante di memoria:
dai palazzi della costa si contano
i chiari profili dei colli, verso ovest,
e gli anni che scorrono non cambiano
paesaggio, la retina rimane affaticata
dalla luce o dal mezzo cono d’ombra
osservati da sempre - cambiano a stagione
le voci degli uccelli; ad anni le luci
che rischiarano la conca semibuia
tra casa e lungomare, corridoio
di nevi balcaniche e di albe.
C’è saggezza in questa
durata della terra, nella muta decisione
delle cose che restano. Persino nel peso
che invecchia i lineamenti, c’è saggezza:
passano gli uomini, si arrendono allo spazio,
e nel farlo si convincono
che passare è il loro unico motivo
per essere nel mondo. È incredibile che tutto
ci sopravviverà: la terra lavorata
perderà ogni sembianza e sarà
ancora macchia, come l’auto del nonno,
rimasta all’aperto, nei fari nascondeva
due nidi di vespe, e i convolvoli
arrivati dall’orto le intrecciavano
le ruote alla radura,
la reclamavano per loro.
[da Calpestare l’oblio. Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, La Gru 2009 (link)]
Poesia, solitudine e readings. Alessandro Polcri per "Samgha" -
«Now art should never try to be popular. The public should try to make itself artistic».
(Oscar WILDE, The soul of man, in The complete works of Oscar Wilde, vol. IV, edited by Josephine M. Guy, New York: Oxford University Press Inc., 2007, pag. 248).
Mi chiedono spesso quanto rende la poesia. In denaro credo proprio che non mi renda nulla, ma a livello fisico mi tiene in forma l’intestino. Questa assurda parentela, lungi dal commuovermi, mi fa arrabbiare…
Chi intende individuare un che di perverso nella costruzione della poesia sbaglia. È invece da individuarsi un tessuto umano altamente tragico che ha fatalmente deviato il corso della storia individuale. E questo è il tenore storico della mia vita e di tutte le esistenze devianti che trovano il loro riscatto nella parola, quando non la compensazione sul piano della vita onirica e misteriosa dell’inconscio.
Ieri qualcuno mi disse: - I poeti sono dei porci -. Lo stesso affermava il Dottor F. quando sosteneva che, nel caso di concupiscenza a livello di pensiero, la testa diventa un grande organo di autoseduzione, quando non la sede di una sapiente e misteriosa masturbazione.
[Da Delirio amoroso, Genova: Il melangolo, 1993²]
16.
Importante è l’attesa, non l’agio
con cui aspettiamo. L’uomo paleolitico aspettava in
caverne di comprendere la propria esistenza,
e cacciava; i moderni aspettano in abbellite
dimore cercando di dimenticare morte e vita. Noi
aspettiamo di comprendere che questa è la
dorata eternità.
[da La scrittura dell’eternità dorata, trad. di Massimo Bocchiola, Milano: Mondadori, 1998]
UN VECCHIO
Nel frastuono del caffè, là sul fondo,
un vecchio seduto curvo sul tavolino,
senza compagnia, con un giornale davanti.
E nella afflizione della spregiata vecchiaia
ripensa alla poca vita goduta
quando c’era nerbo, bellezza, eloquio.
Sa di essere tanto vecchio: lo sente, lo vede.
Eppure il tempo della giovinezza
sembra ieri. Che spazio breve, che spazio effimero.
Ripensa agli inganni della Saggezza,
alla fiducia sempre riposta - che pazzo! -
alla bugiarda che gli diceva: “Domani. Hai tanto tempo”.
Quanti slanci frenati - ricorda -, quanta
felicità sacrificata. Ogni occasione perduta
dileggia ora l’insensata prudenza.
…Ma l’intensità del pensiero e del ricordo
ha stordito il vecchio. Si assopisce
curvato sul tavolino del caffè.
[da 44 poesie, a cura di Tino Sangiglio, Spinea VE: Edizioni del Leone, 1993]