Dicembre 2010
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#36 - Ivano MUGNAINI →
Quindici poesie da Il tempo salvato (Piacenza: Blu di Prussia, 2010)
via La dimora del tempo sospeso
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#34/10 - Juan GELMAN
LA NUBE
Il sopravvissuto si sdraia e aspetta la propria assenza. Come passa dalla paura a trattare con la paura? È senza discendenti, nemmeno un passerotto grigio. Parlerà, senza dubbio, del suo dolore come di un paesaggio obliquo. Nessuno passò né passa di lì. Un’ancora lo tiene fisso all’orrore che alza le mani e tace come una nube.
[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 271]
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#34/9 - Juan GELMAN
IL CANE
La poesia non chiede da mangiare. Mangia i poveri piatti che gente senza vergogna né pudore le serve a notte fonda. La parola divina non esiste più. Cosa può mai fare la poesia, se non accontentarsi di quel che le danno? Più tardi ululerà laggiù senza risposta, sarà un altro cane sperduto nella città impietosa.
[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 251]
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#34/8 - Juan GELMAN
TI DICO, MARA
Cancellato dal mondo reale, ubriaco di questo crepuscolo che canta altrove e l’angelus passa a cavallo di una campana. Il cielo muore insanguinato e non vedo nessuno, niente, solo il fuoco ardente di quando un airone cinerino si levò nel tuo bianco sguardo. Bruciava gli ieri, la spazzatura che il tempo deposita.
[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 237]
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#34/7 - Juan GELMAN
IL PAGAMENTO
Scrive e si espelle da se stesso. Allora sono possibili sogni che non sognò e tutto ciò che abita il suo vuoto: mostri, angeli, creature che non lo riconoscono e lui non potrà toccare con le mani tagliate.
[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 223]
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#34/6 - Juan GELMAN
IL ROSPO
Colui che dilata l’estate fra sé e sé, perde ciò che non ebbe. Un paesaggio nuovo gli indica altri esili. Il giorno che passa, la crescita del mostro mondiale, gli mettono una corda al collo. Lui insiste nella sua irrealtà con un rospo in mano.
[da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007, p. 201]
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#34/5 - Juan GELMAN
IL QUADERNO (a Juan Bañuelos)
Coloro che dicono di scrivere versi meglio degli dei, non saranno castigati come Niobe, che tesseva meglio delle dee e osò dirlo e le uccisero i figli e la tramutarono in pietra. No. Oggi a quei poeti daranno onorificenze, posti di prestigio, li nomineranno ambasciatori e pietrificheranno il loro respiro. La parola è stufa marcia di bugie e approva la decisione. Ne...
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#34/4 - Juan GELMAN
LUNA
Scrive perché la vita lo scrive e crede di scrivere di quel che essa non sa: l’autunno maestro dell’attesa, il dolore di aver provato dolore, l’uccello che vola nell’ora presente per trasformarla in passato. Le immagini compongono il mondo e il sole che indora la città sembra farina calda che diventa pane nella mia stanza. Essere uno è non avere niente. Cade il...
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#34/3 - Juan GELMAN
O NO?
I militari chiamavano El Vesubio un campo di concentramento situato a pochi metri dall’autostrada General Richieri. Lo battezzarono così per via della colonna di fumo nero che si levava dai compagni mescolati al rogo di pneumatici. Loro che erano stati lieti uccidevano la letizia del cielo. Le bestie disorganizzano i misteri e creano il mistero dell’iniquità. Ci sono momenti in...
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#34/2 - Juan GELMAN
SAPERE
La poesia nuota in un ventre e splende. Non sa chi è finché non la trascinano di qua, dove sicuramente morirà alle intemperie delle bestie. Mi piacerebbe capirle le bestie per capire la mia bestia. La realtà fa ansimare con gemiti d’animale, Che grazia è mai derivata dal suo respirare? Nessuna che non fosse perduta. Sotto la soavità crepita il sospetto. Fra queste mani.
[da Valer la...
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#35/2 - Giorgio BONACINI
Addio strumentazione e inutilmente addio contesa mano, concisione.
Io, che sono un io non curativo e rispondente vedo solo affinità, trucchi e passaggi –
e la bellezza del richiamo
[da Il limite, Book Editore, 1993 - via Poesia 2.0]
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#35 - Giorgio BONACINI
La poesia scritta per essere una pietra freddo e luce in un avviso
Niente e nessuna poesia: né poetica persa o esiliata o trovata ad offendere i bordi di un marmo di ghiaccio: esaltata per niente e nessuno, un taglio per ciò che in se stessa resiste e in un altro consuma.
Nemmeno se avessi poesie da grattare su un duro di pietra, potrei sollevare o costringere al tuffo chissà quali idee ...
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#34 - Juan GELMAN
NOBILTÀ
La poesia è pallida e nobile. Non cambia niente, non incurva colline, non dà un solo frutto rosso, non fa il rumore di chi strappa un pezzo di pane per offrire un pezzo di pane. Si rannicchia in un angolo e non si lamenta. Vive in tutto ciò che si innalza all’aria e dal nascere. Non chiede nemmeno una visita. Le basta quel che non è successo.
[da Nel rovescio del mondo, Novara:...