...mo' me lo segno!

Mese

Novembre 2010

12 post

#33/4 - Leandro PIANTINI

LA GIOIA NECESSARIA

O gioia
carezza di luce
onda che balzi
scia che t’avvolgi
e verdeggi
sul grigio sul brullo
           non mi lasciare
passione dei fiori
verzicante boccio
visitazione del mattino
arabesco di suoni
urlo strazio
che sfrecci che sfrulli
           non ti stancare
rosa screziata
occhi di rubino

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Nov 29, 2010
#Leandro Piantini
#33/3 - Leandro PIANTINI

L’AMORE

           Vederti godere finalmente
calda e vellutata
libera e liberata
avviticchiarti tutta
perdermi nella frescura
del bosco sussurrante nel folto
abbandonarmi in te
e vederti muovere e vibrare
mentre mi allacci e mi prendi

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Nov 29, 2010
#Leandro Piantini
#33/2 - Leandro PIANTINI

IL CORPO È UN DONO

Ci facciamo sentire stiamo stretti e ci uniamo
poi ci guardiamo in silenzio ci serriamo corpo a corpo
ora sopra ora sotto ci respiriamo accanto
non succede quasi nulla ci fondiamo parliamo un po’
poi entriamo nei gesti dell’ amore con la stessa faccia
e senza sussulti piano e poi stringendo più forte
o sudando e con lentezza un niente di parole e sonnolenti
anche e un po’ raccontandoci di palo in frasca quasi
strofinandoci ognuno come gli pare senza curarci
di farci bene o di darci noia
                        e il tempo intorno ci avvolge
e non si sente sta lì fermo nell’ ombra nel silenzio
e in questo niente sono passati i secoli dell’ ansia
si è consumata l’era del gelo e delle lamentazioni le nostre
non-vite sono scomparse mentre continuiamo a stringerci
e a unire i respiri solamente certi del presente momento ché
nessuno poi saprebbe se è sogno o realtà finché
la polverina nella clessidra non è tutta discesa
e allora è giocoforza rientrare nei ranghi e lasciarci

[da Il duello, Fucecchio: Erba d’Arno, 1997, p. 40]

Nov 29, 2010
#Leandro Piantini
#33 - Leandro PIANTINI

LA SCRITTURA

Mente mia
rapinosamente veloce
e che produci?
matassa di fili
a velocità di computer
doppio triplo pensiero
a che servi?
dispendiosa sgarrupata mente
i tuoi corti circuiti fanno flop.

E morirò inespresso
appollaiato sul filo
in attesa di che?
della felicità dell’aerea
sorridente agilità scrittoria

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Nov 29, 2010
#Leandro Piantini
#32 - Lucianna ARGENTINO « da "Le stanze inquiete" → lascritturameridiana.wordpress.com

via La scrittura meridiana

Nov 24, 2010
#Lucianna Argentino
#31/5 - Raymond CARVER

IL CAMPO INNEVATO

Mi sono svegliato ansioso e solo fino all’osso.
Incapace di prestare attenzione ad alcunché
che non fosse caffè e sigarette. Il miglior
antidoto a questo, chiaro, è mettersi al lavoro.
“Qual è il tuo dovere? Quel che ogni giorno richiede”,
ha detto Goethe o qualcuno del genere.
Ma io non sentivo alcun senso del dovere.
Non mi andava di fare un bel niente.
Era come se avessi perso la volontà e la memoria.
Era proprio così. Se fosse arrivato qualcuno
in quel momento, mentre ingollavo il caffè, a dirmi:
“Dov’eri quando avevo bisogno di te?
Cosa combini nella vita? Cosa facevi
solo due giorni fa?”, che avrei potuto rispondere?
Sarei solo restato a bocca aperta. Poi ho fatto
un tentativo. Sono tornato con la memoria

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Nov 14, 2010
#Raymond Carver
#31/4 - Raymond CARVER

COMPAGNIA

Stamattina mi sono svegliato con la pioggia
che batteva sui vetri. E ho capito
che da molto tempo ormai,
posto davanti a un bivio,
ho scelto la via peggiore. Oppure,
semplicemente, la più facile.
Rispetto a quella virtuosa. O alla più ardua.
Questi pensieri mi vengono
quando sono giorni che sto da solo.
Come adesso. Ore passate
in compagnia del fesso che non sono altro.
Ore e ore
che somigliano tanto a una stanza angusta.
Con appena una striscia di moquette su cui camminare.

[da Blu oltremare. Poesie (1986), trad. di R. Duranti, Roma: Minimum fax, 2003, p. 171]

Nov 14, 20101 note
#Raymond Carver
#31/3 - Raymond CARVER

LA FULMINEA VELOCITÀ DEL PASSATO

Il corpo morto genera ansia negli uomini che credono nel Giudizio Universale, ma anche in quelli che non ci credono (André Malraux)

Seppellì sua moglie, che era morta
disperata. E, disperato, lui
si rifugiò nella veranda, da dove osservava
il sole tramontare e sorgere la luna.
Le giornate sembravano passare solo per tornare
di nuovo uguali. Come in un sogno in cui si pensa:
questo mi pare d’averlo già sognato.

Una volta che arriva, il nulla resta.
Con il coltello toglieva la buccia
a una mela. La polpa bianca, il corpo
della mela, si scuriva
e diventava prima bruna, poi nera,
sotto i suoi occhi. La faccia logora della morte!
La fulminea velocità del passato.

[da Blu oltremare. Poesie (1986), trad. di R. Duranti, Roma: Minimum fax, 2003, p. 137]

Nov 14, 2010
#Raymond Carver
#31/2 - Raymond CARVER

FANNULLONE

Quelli che stavano meglio di noi erano agiati
Abitavano in case tinteggiate e avevano il bagno con lo
                                                                [sciaquone.
Andavano in giro con macchine di modello e marca riconoscibili.
Quelli che stavano peggio erano disgraziati e non lavoravano.
Avevano macchine strane, bloccate senza ruote in giardini
                                                                       [polverosi.
Passano gli anni e le cose e pure le persone
vengono rimpiazzate. Ma una cosa resta tuttora valida:
a me di lavorare non m’è mai piaciuto. Ho sempre aspirato a
                                                                             [essere
un fannullone. Secondo me, ne valeva la pena.
Mi piaceva l’idea di starmene seduto
davanti casa per ore e ore, così, senza far niente,
con il cappello in testa e una cola in mano.
In fondo, che c’è di male?
Ogni tanto si dà un tiro alla sigaretta.
Si sputa in terra. Si intaglia il legno con il temperino.
Che male c’è? Di quando in quando si dà una voce
ai cani per aizzarli dietro ai conigli. Provateci anche voi.
Ogni tanto si saluta un ragazzone biondo come ero io
e gli si dice: “Ma non ti conosco, a te?”
e non: “Cosa vuoi fare da grande?”

[da Blu oltremare. Poesie (1986), trad. di R. Duranti, Roma: Minimum fax, 2003, p. 113]

Nov 14, 2010
#Raymond Carver
#31 - Raymond CARVER

LIMITI

Era tutto il giorno che sparavamo alle anatre
da un capanno in cima
alla scogliera. Avevamo martellato uno stormo
dopo l’altro, fino a quando le canne dei fucili
scottavano a toccarle. Le anatre riempivano
l’aria fredda e grigia. Eppure non ne avevamo ancora
abbattute quante ce ne permetteva il limite.
Col vento che disperdeva i pallini
da ogni parte. Era già pomeriggio avanzato
e ne avevamo solo quattro. Ne mancavano due
per raggiungere il limite. La sete ci ha trascinati
via dalla scogliera e lungo una strada sterrata
lungo il fiume.

Fino a una fattoria sinistra
circondata da campi d’orzo morti,
dove, quand’era ormai quasi sera,
un uomo con pezzi di pelle
scorticata sulle mani ci ha lasciato attingere
acqua da un secchio sotto la veranda.
Poi ci ha chiesto se volevamo vedere

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Nov 14, 2010
#Raymond Carver
#30 - Eugenio NASTASI

COMANDAMENTO

Amerai l’orizzonte che consuma il mare
sapendolo colore di questi alberi
che hanno reso più lenta l’ombra sui muri,
essendo d’anima fine come la tua
impigliata sulla pagina ferma che la segna,
dirai che le parole cadono come olive
nel verziere, che l’orcio è pronto
a stivare l’essenza della vita.

[da Canti senza percorsi, Roma: LaRecherche, 2010, ebook libero]

Nov 11, 2010
#Eugenio Nastasi
“Su tutto pesa, forse come una responsabilità eccessiva, la mancanza di riscontri immediati: bisognerebbe impegnarsi nella poesia piuttosto che nella continua definizione di se stessi come poeti (…)
Se da un lato capisco le ragioni di quelli che, in buona fede, chiedono all’autore di esporsi anche economicamente, dall’altro vedo già da tempo in rete gli strumenti perché ciascuno faccia da sé e pubblichi un libro. Se l’opera c’è e vale, può avere la stessa fortuna anche così. Probabilmente questo circolo vizioso non si è ancora spezzato perché molti si aspettano proprio nell’editoria tradizionale una legittimazione, che altrove sentono mancare.
(…) Sarebbe già una cosa se i poeti si leggessero veramente tra loro, senza che lo scambio diventi un atto dovuto, un investimento sul futuro. Perché ciò avvenga bisogna prendere sul serio la poesia, meno se stessi come interpreti. È come per il volo degli uccelli: ciascuno ha questa misteriosa dote in sé, la esprime come può, come sa, ed è nel volo che coglie e racconta il proprio senso, ma nessuno di essi è il volo. (…)
La poesia non va per forza “insegnata” – uso volutamente questa parola nell’accezione più comune. Del resto, a un essere umano non si insegna l’amore, ma può essere educato ad esso, cioè accompagnato nella sua scoperta, che però è un fatto almeno inizialmente personale. Lo scopre perché c’è, perché lo sente dal proprio corpo, perché qualcosa o qualcuno lo suscita, perché accade intorno a sé e lo riguarda, qualcosa che magari si completa in un’altra persona, in un luogo, in una creatura vivente (…)
E che lotta ad armi impari spiegare che ci sono cose che si fanno non per vanità o denaro! La poesia è una di queste: si fa, come si dovrebbe fare il bene, per istinto, senza invocare un riconoscimento nell’aldiqua o nell’aldilà.”
—Parola ai poeti: Federico Federici « Poesia 2.0
Nov 1, 2010
#[intermezzo]

Ottobre 2010

10 post

#29 - Sabrina FOSCHINI

Le cose che non fioriscono
vanno tagliate via.
Fatti slarghi dove si contenti un fianco
dove si riposino i rami gemmati
s’infuochino le dita che hanno stretto il buio.
…Le cose che non fanno fiori e non li rifanno
nelle stagioni puntuali di domande e offerte
sono soli stellari di pianeti avversi
o lontani, o prossimi.
Le cose che non t’incantano la notte
e non t’incatenano e non ti liberano
e non fanno liquidi
non fanno suppliche, non fanno posto,
vanno raschiate via, snocciolate, espulse.
Le cose che non resistono
al paragone e al tempo della primavera
fanno cataste per scaldare mani vicine.

[da Ragioni della Sete, Rimini: Raffaelli, 2006]

via Chiara De Luca

Oct 31, 2010
#Sabrina Foschini
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