“…Perché Firenze smetta di essere un museo ad uso dei forestieri e diventi un tumultuoso bivacco d’ingegni d’avanguardia è necessario che i fiorentini rinneghino se stessi. È necessario calpestare quel che abbiamo esaltato… bisogna avere il coraggio di urlare che noi viviamo alle spalle dei morti e dei barbari. Siamo bidelli di sale mortuarie e servitori di vagabondi esotici [12/XII/1913].”
—
…ma, del resto, anche il talento e l’intelligenza di Papini abbandonarono le furie, per ripiegare in un ampolloso cattolicesimo assai poco avanguardista.
[Elena STANCANELLI, Firenze da piccola, Roma-Bari: G. Laterza Editore, 2006, pag. 49. — Il testo citato è tratto da Giovanni PAPINI, Discorso contro Firenze, in Opere, vol. VII, Milano: Mondadori, 1961]