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...mo' me lo segno!

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Intermezzo - Alda MERINI

Mi chiedono spesso quanto rende la poesia. In denaro credo proprio che non mi renda nulla, ma a livello fisico mi tiene in forma l’intestino. Questa assurda parentela, lungi dal commuovermi, mi fa arrabbiare…

Chi intende individuare un che di perverso nella costruzione della poesia sbaglia. È invece da individuarsi un tessuto umano altamente tragico che ha fatalmente deviato il corso della storia individuale. E questo è il tenore storico della mia vita e di tutte le esistenze devianti che trovano il loro riscatto nella parola, quando non la compensazione sul piano della vita onirica e misteriosa dell’inconscio.
Ieri qualcuno mi disse: - I poeti sono dei porci -. Lo stesso affermava il Dottor F. quando sosteneva che, nel caso di concupiscenza a livello di pensiero, la testa diventa un grande organo di autoseduzione, quando non la sede di una sapiente e misteriosa masturbazione.

[Da Delirio amoroso, Genova: Il melangolo, 1993²]

4 days ago

November 4, 2009
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#17/1 - Jack KEROUAC

16.

Importante è l’attesa, non l’agio
con cui aspettiamo. L’uomo paleolitico aspettava in
caverne di comprendere la propria esistenza,
e cacciava; i moderni aspettano in abbellite
dimore cercando di dimenticare morte e vita. Noi
aspettiamo di comprendere che questa è la
dorata eternità.

[da La scrittura dell’eternità dorata, trad. di Massimo Bocchiola, Milano: Mondadori, 1998]

6 days ago

November 2, 2009
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#16/1 - Kostantinos KABAPHĒS

UN VECCHIO

Nel frastuono del caffè, là sul fondo,
un vecchio seduto curvo sul tavolino,
senza compagnia, con un giornale davanti.

E nella afflizione della spregiata vecchiaia
ripensa alla poca vita goduta
quando c’era nerbo, bellezza, eloquio.

Sa di essere tanto vecchio: lo sente, lo vede.
Eppure il tempo della giovinezza
sembra ieri. Che spazio breve, che spazio effimero.

Ripensa agli inganni della Saggezza,
alla fiducia sempre riposta - che pazzo! -
alla bugiarda che gli diceva: “Domani. Hai tanto tempo”.

Quanti slanci frenati - ricorda -, quanta
felicità sacrificata. Ogni occasione perduta
dileggia ora l’insensata prudenza.

…Ma l’intensità del pensiero e del ricordo
ha stordito il vecchio. Si assopisce
curvato sul tavolino del caffè.

[da 44 poesie, a cura di Tino Sangiglio, Spinea VE: Edizioni del Leone, 1993]

6 days ago

November 2, 2009
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#15/3 - Sylvia PLATH

L’IMPICCATO

Per le radici dei capelli mi afferrò un qualche dio.
Sfrigolai nei suoi volt azzurrini come un profeta nel deserto.

Le notti sparirono di scatto come palpebra di lucertola:
un mondo di giorni bianchi e nudi in un’orbita senz’ombra.

Una noia d’avvoltoio mi affissò in questo tronco.
Se lui fosse me, farebbe ciò che feci.

27 giugno 1960

[da Opere, a cura di Anna Ravano, Milano: Mondadori, 2002].

6 days ago

November 2, 2009
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#15/2 - Sylvia PLATH

DUE INNAMORATI E UN VAGABONDO
presso il mare vero

Fredda e definitiva, la fantasia
chiude la sua dimora estiva favolosa, mette le imposte
alle vedute azzurre; la nostra bella vacanza
scema nella clessidra.

I pensieri che trovarono un intrico di capelli di sirena
nel ritirarsi verde della marea
ora ripiegano le ali come pipistrelli e scompaiono
nella soffitta del cranio.

Noi non siamo ciò che potremmo essere; ciò che siamo
mette fuori legge ogni estrapolazione
al di là dell’intervallo dell’adesso e del qui:
le balene bianche se ne sono andate con il bianco oceano.

Un vagabondo solitario sulla spiaggia, accovacciato tra i relitti
di caleidoscopiche conchiglie,
con uno stecco fruga in una venere infranta
sotto una tenda di gabbiani irridenti.

Il mare non trasforma l’osso affondato
che ridacchia nel risucchio dell’onda,
la mente come un’ostrica lavora,
ma un granello di sabbia è tutto ciò che abbiamo.

L’acqua scorrerà sempre come deve; il vero sole
scrupolosamente sorgerà e calerà;
nessun omino vive sulla luna esigente
e così è, così è, così è.

[da Opere, a cura di Anna Ravano, Milano: Mondadori, 2002].

6 days ago

November 2, 2009
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#15/1 - Sylvia PLATH

CONDANNA D’ESULI

Dalle magioni del nostro colossale
sonno torniamo a casa per trovare
un’eccelsa città di catacombe
erette lungo i passaggi della mente.

I verdi viali un tempo amati adesso sono
affollati di pericoli infernali;
canti di serafini e violini sono muti,
l’orologio rintocca morti ignote.

A ritroso viaggiammo per riavere il giorno
che precedette la nostra icarea caduta;
nulla troviamo se non negletti altari
ed empi motti scarabocchiati sul sole.

Pure, cerchiamo caparbi una risposta
al rompicapo della nostra razza.

16 aprile 1954

[da Opere, a cura di Anna Ravano, Milano: Mondadori, 2002].

6 days ago

November 1, 2009
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#14/1 - Franca LOMBARDI DEL ROSO

GIARDINI

È il deserto
la condizione che mi getta nella voce

È il deserto
la condizione dove meglio odo me stessa,
carne dell’assenza

È il deserto
la condizione che mi getta nella voce
dei giardini

[da Diagrammi per un sogno, Firenze: Esuvia, 2003].

1 week ago

October 31, 2009
quote
Il fare un libro è meno che niente, | se il libro fatto non rifà la gente. (Giuseppe Giusti)
— Pure il leggere libri è men che niente | se più in là del suo cul non va la gente. (RRC)

2 weeks ago

October 24, 2009
quote
Ah, le piccole nazioni, calda intimità dove ognuno invidia ogni altro e tutti sorvegliano tutti!
— Milan Kundera, I testamenti traditi, Milano: Adelphi, 1994. [si applica anche a molti altri sottoinsiemi].

2 weeks ago

October 24, 2009