dal Domenicale del Il Sole 24Ore, 22 gennaio 2012, p. 33
via sentimentodellospazio
(la versione integrale dell’articolo)
La disponibilità di silenzio mi sembra sempre più il tassello mancante ai miei sforzi creativi. E quando vado in campagna me ne accorgo con quelle stesse “misurazioni” che opera Loi nel suo scritto.
Draft 52: Midrash è un poemetto in 27 sezioni incluso in Rachel Blau DuPlessis, Drafts 39-57, Pledge, with Draft, Unnumbered: Précis (Salt Publishing, 2004) e in corso di pubblicazione in italiano per i tipi di Vydia in Rachel Blau DuPlessis, Dieci Bozze, cura e traduzione di Renata Morresi.
3 giorni fa
Gennaio 27, 2012#67 - Derek WALCOTT
PRELUDIO
Io, a gambe inrociate lungo il giorno, osservo
i pugni variegati delle nubi che si assembrano
sui tratti rudi di questa mia isola prona.
Intanto piroscafi che dividono orizzonti ci rivelano
perduti:
trovàti solo
in opuscoli turistici, dietro fervidi binocoli;
trovàti nei riflessi azzurri di occhi
che hanno visto le città e qui ci credono felici.
Il tempo striscia sul paziente che è paziente troppo a lungo.
#66/2 - Giorgio CAPRONI (nel centenario)
IL MARE COME MATERIALE
Allo scultore Mario Ceroli.
Scolpire il mare…
Le sue musiche…
Lunghe,
le mobili sue cordigliere
crestate di neve…
Scolpire
- bluastre - le schegge
delle sue ire…
I frantumi
- contro murate o scogliere -
delle sue euforie…
Filarne il vetro in làmine
semiviperine…
In taglienti
nastri d’alghe…
Fissarne
- sotto le trasparenti
batterie del cielo - le bianche
catastrofi…
Lignificare
le esterrefatte allegrie
di chi vi si tuffa…
Scolpire
il mare fino a farne il volto
del dileguante…
Dire
(in calmerìa o fortunale)
l’indicibile usando
il mare come materiale…
Il mare come costruzione…
Il mare come invenzione…
[da Il Conte di Kevenhüller, in L’opera in versi, Milano: Mondadori]
3 settimane fa
Gennaio 7, 2012#66/1 - Giorgio CAPRONI (nel centenario)
LA LÀMINA
Mi sedetti accanto
(tutto accanto)
A me.
Nel gelo
del locale, non c’era
altr’anima.
Era sera.
Era buio.
Una làmina
affilatissima - quasi
acciarina - era la sola
superstite testimonianza
diurna.
Da oltre la tendina
battente, si assottigliava
a vista d’occhio.
La stanza
- tra breve - sarebbe rimasta nera.
Mi strinsi sempre più accanto
(sempre più accanto)
a me.
Divertito
dal mio orgasmo, mi misi
- attento - ad ascoltare
- con un sorriso - il mio pianto.
(L’eco d’una minuettante uccelliera?…
……
Era buio.
Era sera.)
[da Il Conte di Kevenhüller, in L’opera in versi, Milano: Mondadori]
3 settimane fa
Gennaio 7, 2012#65/2 - Giovanna BEMPORAD
ALLA PRIMAVERA
Nelle mie vene, un tempo ebbre di vita,
batte con ritmo languido il risveglio
di primavera e accende il sentimento
in chi non vuole più se non amare
la cecità del pianto. Lunga o breve
tragica è questa favola che bella
sembrava al tempo in cui l’ineluttabile
certezza non aveva ancora offeso
l’ingenuità dei nostri cuori, illusi
di essere eterni. Eppure mi sorprendo
talvolta a intenerirmi quando un giglio
spunta a piè d’una quercia, o nel giardino
il mandorlo è fiorito. E una dolcezza
di memorie distende il mio dolore,
già creduto incurabile, in un riso.
Poi, quando il giorno muore nella notte,
si fa nera ogni cosa, accoglie e fonde
l’anima curva sotto il suo destino
questo fluire in lei di tante vite.
[da Esercizi vecchi e nuovi, Roma: Luca Sossella, 2011, p. 109]
1 mese fa
Dicembre 30, 2011#65/1 - Giovanna BEMPORAD
L’OSSESSIONE
Se all’indulgente luce meridiana
la mia stanchezza espongo, se il mio capo
sonoro d’inni appoggio alla carezza
di un vento blando, abbattuta su questo
tavolo d’osteria, nel cerchio d’ombra
di un largo ippocastano, quale odioso
demone in me risveglia l’ossessione
che il mio viso riflesso nel boccale
fa tremare, e il suo liquido compagno?
Guardo gelarsi le più calde stille
di gioventù nei miei occhi di smalto,
guardo con gli occhi appostati nell’ombra
della follia seccarsi le più ricche
stille di gioia sul mio viso arato
dal tuo piede d’avorio, arida morte.
[da Esercizi vecchi e nuovi, Roma: Luca Sossella, 2011, p. 92]
1 mese fa
Dicembre 30, 2011Andrea Inglese su Nazione Indiana
una definizione in perfetta consonanza con ciò che da tempo rimugino, anche se sempre più minoritaria (e le sue sorti reagiscono in me con un malvoluto ma in fondo benvoluto eclettismo).
1 mese fa
Dicembre 8, 2011Mi sono svegliato di colpo e ho visto le finestre aperte della
[camera da letto
e un’aria densa e grigia che mi faceva tremare dalla testa ai piedi.
La mia ragazza ucraina nuda sul davanzale mi indica il
[confondersi
senza retorica della luna con il sole attraversato
da un lampo d’aeroplano schiacciato.
L’avrei voluta strangolare sul posto con la cintura dei pantaloni
se solo li avessi avuti addosso. Quindi le ho chiesto gentilmente di
[chiudere
le finestre e di tornare a letto per un ultimo chiarimento.
Due giorni dopo l’ho prestata al mio migliore amico in cambio
di tre prime linee di Versace e di un aperitivo al bar.
Perchè l’amicizia è sempre l’amicizia.
2 mesi fa
Novembre 18, 2011#64 - Assunta FINIGUERRA
Ósce, trenda novembre d’u dujemile e ttré
scrive stu testamiénde esistenziale
a presenze de na trestézza bestiale
e na deméneca cchiù longhe de nu mese.
Lasse re ttiérre ca tenghe ngimme a lune
e cavadde janghe cu r’asscédde e piede
e i giacinde’n fiore nzine a Venere
a re mamme de magge da purtuà e figlje
lasse l’utreje mberlate d’a mende
a re cecale chešcose e candatrice
ca pònne ngiutì subbete a luvvatrice
se le face nassce nu penziere scure
lasse re scarpe cu re ttacce sotte
a capanévere nghiuse ndò cunvende
accussì se chióve forte e méne u viénde
se póte fà nu tippe tappe assatanate
e ppe ffenì lasse tutte re poesije
a re puttuane de l’India misteriose
e qquanne Kalì m’avvranghe rabbiose
re ponne legge da u Pualazze u Viénde.
Oggi, trenta novembre del duemilatre/ scrivo il mio testamento esistenziale/ alla presenza di una tristezza bestiale/ e una domenica più lunga di un mese.// Lascio le terre che possiedo sulla luna/ ai cavalli bianchi con le ali ai piedi/ e i giacinti in fiore nel grembo di Venere/ alle madri di maggio da portare ai figli// lascio l’utero imperlato della mente/ alle cicale estrose e cantatrici/ che potranno stordir la levatrice/ se gli fa nascere un oscuro pensiero// lascio le scarpe con le bullette alla suola/ alla capinera rinchiusa nel convento/ così se piove forte e tira il vento/ potrà danzare un tip tap assatanato// e per finir lascio tutte le poesie/ alle puttane dell’India misteriosa/ e quando Kalì mi abbrancherà rabbiosa/ potranno leggerle dal Palazzo del Vento.
[da Scuraije, Faloppio: LietoColle, 2007]
qui